Articoli

GIANFRANCO ZAZZERONI

(Socio sostenitore)

La notevole preparazione culturale che l’artista ha sviluppato in un ambiente sensibile alle suggestioni estetiche quale è quello della Città di Urbino e dell’Istituto Statale di Belle Arti – Scuola del Libro, da lui frequentato, lo ha introdotto all’insegnamento del Disegno e della Progettazione per la grafica editoriale presso l’Istituto Statale d’Arte di Ascoli Piceno e di Pescara. Una passione per l’arte, la sua, che l’ha accompagnato costantemente e guidato nella ricerca estetica, come testimoniano la sua sconfinata produzione artistica, gli innumerevoli riconoscimenti ottenuti (tra cui il Primo premio Firenze 2009 Sezione Grafica, Palazzo Vecchio), le molte mostre personali e collettive alle quali ha partecipato (vedasi L’espressione dinamica dell’anima, a cura di Johanna Aufreiter, Palazzo Sternberg, Vienna 2010; Quando il colore diventa linguaggio, a cura di Anita Valentini, Palazzo Medici Riccardi, Firenze 2015). Dagli esordi figurativi dei primi anni Sessanta, allorché dà vita a incantevoli ritratti, usando olio, acquerello (Françoise, 1970) e matita (L’Attesa, 1968), l’artista sperimenta, in parallelo con le tecniche incisorie, nuove espressioni che evolvono nella astrazione. La sua ricerca mostra, con coerenza e negli anni, un percorso evolutivo di quel mondo recondito e attraente che si delinea con precisione del segno nelle sue acqueforti struggenti (Oltre la realtà, 2008) e nelle incisioni a puntasecca (Lo specchio dell’anima, 2008).
Luce e tenebra; pieno e vuoto, bianco e nero si fronteggiano sulla carta (Presenze, 1970; Incontro, 2006), così come sulla tela (Desideri nascosti, 2010; Vie di Fuga, 2010), descrivendo, con tecniche miste e spesso inusitate come la spatola su carta o i colori acrilici, dolci atmosfere dalle tonalità preminenti dell’arancio e del nero. Come dei caldi abbracci, che rinviano ai desideri di un adulto così come ai sogni i
ntramontabili di un bambino, le opere dell’artista non restano indifferenti allo sguardo, coinvolgendo lo spettatore sotto l’aspetto patemico prima – grazie al forte connotato empatico delle sue forme non figurative ma maieccessivamente astratte – e cognitivamente poi, trascinando la mente in un turbinio poetico di pensieri ed emozioni.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: